Chi siamo
Il nome. E’ uno dei due nomi ispanici dello scorpione: escorpión (dal latino scorpio) e Alacrán (dall’arabo al’aqrab). Uno dei motivi che ci hanno portato a scegliere il nome Alacrán è che l’aspetto stesso dello scorpione è affascinante ed evocativo. Secondo un apologo reso noto da un paio di film, è condannato a un destino autodistruttivo dalla sua natura mortifera. E’ solitario e fiero, non è particolarmente aggressivo ma quando combatte lo fa come un gladiatore. Insomma non è un animale qualunque. Il segno zodiacale che rappresenta è forse il più misterioso e intrigante. Nei primi anni Settanta Einaudi pubblicò il suo unico testo di astrologia: era dedicato al segno dello scorpione.
Perché. Prima di tutto suona bene ed è “orecchiabile”, una di quelle parole che quando le senti per la prima volta ti sembra di averle già sentite. La scelta di un nome spagnolo di origine araba, nasce da una passione ispanofila che, anche grazie al contributo di Pedro Casals (amico e scrittore catalano), si è estesa alla consapevolezza di una koiné mediterranea di cui la cultura arabo islamica è parte integrante. Che ciò venga spesso negato, minimizzato o nascosto, riguarda la contingenza politica. Noi ci occuperemmo di cultura… Quindi anche se per ora pubblicheremo soprattutto autori europei e statunitensi, è nostra intenzione esplorare la possibilità di pubblicare autori maghrebini, greci e di altri paesi mediterranei; senza per questo chiudere la porta in faccia a islandesi, ucraini, turcomanni…
La “filosofia”. Saggi a parte, Alacrán pubblica narrativa, cioè storie. Con tutto il rispetto per la poesia, lo sperimentalismo e ogni altra forma espressiva che utilizzi la parola scritta, il nostro terreno è quello della narrazione, dell’intrattenimento, nel senso etimologico dell’afferrare l’attenzione del lettore e trattenerla, non lasciarsela scappare. Come sa bene qualunque lettore, ciò non dipende dal “genere” – fatti salvi i gusti individuali – né dal frenetico succedersi di accadimenti e colpi di scena, ma dal ritmo della scrittura, dalla sua qualità. Pensando al nostro modo di intendere la narrativa, mi viene in mente la parola leggerezza. Che ovviamente non significa mancanza di serietà professionale, e tantomeno scarso “peso intellettuale”. Negli ultimi anni abbiamo fatto decine di presentazioni di libri, nostri e altrui, spesso in pub, bar o altri locali, ma anche in sedi più tradizionali. Senza averlo deciso prima, senza averne mai neppure parlato, abbiamo sempre puntato a intrattenere il pubblico, a divertirlo. Come editori difficilmente cambieremo.
Il filtro. Ne consegue che il criterio secondo cui sceglieremo che cosa pubblicare sarà appunto la qualità della scrittura. Non certamente per un purismo accademico: qualità significa leggibilità, che significa intrattenimento, che significa vendibilità.
Sandro Ossola
